Racconto in musica 48: La fine non è la fine (La Quiete – La fine non è la fine)

Qualche mese fa ho avuto il piacere di ospitare in questa rubrica Riccardo Fumagalli, autore di ottimi racconti, appassionato di musica e a sua volta musicista. In quell’occasione profuse la sua passione per entrambe le arti sia con un racconto che con una breve presentazione della band che lo aveva ispirato, i Metz. Sono felice che l’ospite di questa settimana, al suo pari scrittore e musicista, abbia deciso di fare lo stesso, parlando brevemente di una band appartenente a un genere che in Italia è riuscito a crearsi un notevole seguito underground, frutto di una scena attiva e collaborativa: la band sono i La Quiete, la penna che sta dietro al racconto della settimana è invece quella di Stefano Tarquini.

Nato a Roma nel giugno del 1978, il rapporto di Stefano con la scrittura comincia grazie a due incontri segnanti: quello con la poesia, durante gli studi classici, e quello con la beat generation, grazie alla lettura di On the road di Jack Kerouac. Da lì è tutta un susseguirsi di scoperte: conosce Fernanda Pivano e Lawrence Ferlinghetti a Firenze prima di venire folgorato da Charles Bukowski, poi inizia a divorare Emidio Clementi, Claudio Piersanti, Ivano Ferrari, Antonio Moresco, Giuseppe Casa…e nel frattempo scrive. Un suo rapporto epistolare col poeta Maurizio Cucchi lo porta a pubblicare alcune poesie nella rubrica Specchio di Repubblica, ne presenta altre su tantissimi blog di settore e su riviste, online e non, oltre a partecipare a manifestazioni poetiche, concorsi e laboratori di scrittura creativa. Poi inizia a lavorare, mette su famiglia, fa una figlia e una nuova passione entra nella sua vita: la musica. Pubblica cinque album con i Palkosceniko al neon, band crossover con cui si esibisce in più di 300 concerti fra Italia ed Europa, collaborando nel frattempo con tantissimi gruppi della provincia romana. A tutto questo si aggiunge l’organizzazione del Pecora Nera Festival a Guidonia (fra i partecipanti nelle cinque edizioni anche vecchie conoscenze di Tremila Battute, come Juggernaut e Vintage Violence).

Amante dello sport, della montagna e della buona cucina, da un paio d’anni ha ripreso a scrivere a pieno regime. Potete leggerlo le sue poesie su Poetry Factory, L’Ottavo, Leggere poesia, Poeti del parco, Poesia ultracontemporanea e Cartoline volanti, i suoi racconti su Romanagua, Voce del verbo (occhio ai protagonisti della narrazione) e Smezziamo.

Questo è quel che Stefano stesso ci dice della band che lo ha ispirato. “I La Quiete rappresentato per l’underground italiano una vera e propria folgorazione. Un crocevia. Sfornano pochi album/split alla velocità della luce, tutti in presa diretta, low fi e suonano ovunque. Ovunque inteso come in tutto il mondo conosciuto. La loro forza è in assoluto l’ambito live, la presenza scenica, il fuoco che brucia. Portano il genere, lo screamo, all’ennesima potenza, arricchendolo con testi di una bellezza eccessiva, uno dei quali citati proprio nel racconto, che ruba al gruppo il titolo di una delle loro canzoni più belle, La fine non è la fine, appunto. Consiglio vivamente l’ascolto e la lettura dei testi!”

Nel suo racconto Stefano ci immerge nella vita di una coppia, Dolly e Sancho, nella loro quotidianità fatta di gesti semplici, errori, incomprensioni e chiarimenti, con un linguaggio fra prosa e poesia che cita apertamente la canzone dei La Quiete fino a farla diventare un vero e proprio filo conduttore. Potete trovare il racconto subito dopo il link al brano, a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti, questo è l’unico dove sono riuscito a trovare tutte le canzoni).

La fine non è la fine, di Stefano Tarquini

La verità.

Quando ti schiaccia come un macigno che porti sulle spalle.

Che ti spinge il petto sull’asfalto rovente all’ora di pranzo.

Che ti piove addosso come un uragano.

Che ti porta via come un monsone.

Più forte di un uppercut.

Più veloce del lampo.

Dolly guarda fuori piovere i suoi pensieri.

Ha pulito i vetri del bagno il giorno prima ed è intrattabile.

Sancho pulisce i broccoletti e non gli va di parlare.

Allora canta. Sottovoce.

Cedere alle onde del destino, ora in piena, mentre il sole in cielo inciampa su se stesso

Il destino. Il loro destino.

Una cosa che li accompagna. Mentre vivono. Mentre ridono.

Mentre si lanciano le cose solo per il gusto di prenderle al volo.

Sono onde.

Mentre mangiano. Mentre fanno l’amore il pomeriggio.

Mentre litigano. Quando si mandano le foto nudi.

Sono onde.

Quando mandano le foto sbagliate.

Alle persone sbagliate.

A quelle giuste al momento sbagliato.

Ma intanto non smette di piovere e Dolly prende i biglietti per Dublino. Farà freddo. Ma si scalderanno una Guinness dopo l’altra. Pub dopo pub.

Voglio addormentarmi e non sentirti

Dire che il tempo ha avuto la meglio su tutto

Nomi senza casa, senza meta, mezzi senza fine…”

Sancho si stappa una Peroni.

E mentre cucina trova la sua quiete.

Passa la bottiglia a Dolly che gli si avvicina stringendogli le braccia al collo.

E tornano le onde…

L’odore della pioggia si mischia a quello dei broccoletti e riempie la casa.

Tutti e due hanno scritto sulla pelle che…

la fine non è la fine“.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

3 pensieri riguardo “Racconto in musica 48: La fine non è la fine (La Quiete – La fine non è la fine)

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