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Hikikomori, linguaggi cifrati e non solo: Ferruccio Mazzanti racconta il suo Timidi messaggi per ragazze cifrate

È bizzarro come uno dei libri che più mi ha colpito negli ultimi mesi parli di una persona reclusa in casa, perché chi più chi meno abbiamo vissuto quel tipo di situazione per mesi e non vediamo l’ora di ricominciare a vivere come prima della pandemia. La condizione di Grot è però anomala rispetto alla nostra (non che non li sia ANCHE la nostra eh): il protagonista di Timidi messaggi per ragazze cifrate, scritto da Ferruccio Mazzanti e pubblicato dalla casa editrice Wojtek Edizioni, è infatti carcerato e carceriere, un ritirato sociale che ormai da 1245 giorni non vede la luce del sole e non ha contatti col mondo esterno se non tramite computer. Grot è un hikikomori.

…l’uomo dell’era del social network dovrebbe rinunciare all’esistenza. Sissignori, proprio così: rinunciare all’esistenza, perché chi continua ad agire, l’uomo privo di pensieri che si ostina a uscire là fuori, palesa la propria limitatezza per alcuni ovvi motivi:

1) perché non prova vergogna della propria esposizione pubblica;

1.1) dato che si conforma agli altri;

1.2) così facendo mette in mostra la propria mancanza di sensibilità e umanità;

1.3) quindi dimostra di non possedere la consapevolezza necessaria per essere una persona degna di questo nome;

2) e questo dovrebbe farlo vergognare ancora di più, costringendolo in definitiva a ritirarsi.

Ferruccio Mazzanti, Timidi messaggi per ragazze cifrate

La prima volta che mi sono trovato di fronte a questo termine è stato parecchio tempo fa, dopo che un amico mi aveva consigliato l’anime Welcome to the NHK, la seconda solamente l’anno scorso, quando mi sono imbattuto nel libro Hikikomori – I giovani che non escono di casa di Marco Crepaldi (di cui ho parlato in parte qui). Ciò che accade a Grot, per dirla con le parole di quest’ultimo, è di essere sottoposto a “una pulsione all’isolamento fisico, continuativa nel tempo, che si innesca come reazione alle eccessive pressioni di realizzazione sociale, tipiche delle società economicamente sviluppate”: il mondo esterno diventa un luogo denso di pericoli, incarnati dalla figura perfetta e totalmente integrata dell’ex compagno di classe Rotwang, a cui Grot non trova altro modo di reagire che quello di chiudersi nella propria camera dal giorno seguente il diploma. Per 1245 giorni nessuno riesce a entrare nella sua bolla di sicurezza, nemmeno la madre, costretta a parlargli addossata alla porta della camera senza ricevere risposta se non tramite lettere che ogni tanto il ragazzo fa scivolare sotto la soglia. Lettere apparentemente indecifrabili, come quelle che invia su internet a ragazze bellissime che spera lo salvino dalla sua reclusione autoimposta: convinto di essere sempre sotto l’occhio vigile di Rotwang, pronto a sbeffeggiarlo pubblicamente e a farlo sentire ancora più inadeguato, Grot sparge infatti i suoi messaggi d’amore utilizzando linguaggi cifrati.

“Ho dovuto studiare moltissimo per riuscire a costruire il personaggio” mi ha detto l’autore rispondendo gentilmente ad alcune domande, “tanti libri di psicologia e sociologia, ma senza dubbio nella mia vita ho incontrato molte persone che, sebbene non fossero timide in modo patologico o con disturbi relativi alla sfera sociale, potevano in qualche modo afferire a comportamenti riconducibili in piccolo alla sfera degli hikikomori. Penso in particolare a un mio compagno di classe al liceo che aveva evidenti difficoltà a interagire con gli altri”. Questa commistione di studio ed esperienze personali si nota all’interno del libro: la realtà in cui vive Grot ci è mostrata con sensibilità ma senza fare sconti, viviamo al suo fianco tanto la rigorosa quotidianità, fatta di faccende domestiche svolte ossessivamente e ore passate sui videogiochi, quanto la rabbia che cova nel profondo per il nemico Rotwang (che in più punti del libro si augura possa essere schiacciato da un camion), fino alla commovente ingenuità con cui scrive a ragazze mai conosciute lettere d’amore piene di sentimenti idealizzati.

“Cara Giorgia:

quando incroci il mio sguardo io tremo tutto, anche se non ci siamo mai incontrati. Ti sei mai fermata, Giorgia, a riflettere sul fatto che scriversi è un modo per incrociare gli sguardi? Per fissarsi negli occhi al di là dei nostri limiti corporei? Per cui con questa lettera ci stiamo guardando negli occhi, Giorgia. Ci osserviamo attraverso le parole. Giorgia, tu sei la mia principessa azzurra. Perché non mi decripti? Perché non impari a capirmi?”

Ferruccio Mazzanti, Timidi messaggi per ragazze cifrate

Una delle occupazioni quotidiane più importanti nelle giornate sempre uguali di Grot è quella di criptare i propri messaggi al mondo, una componente che nel libro di Mazzanti è essenziale per la forma stessa del libro. Come in un rompicapo che possiamo decidere di sviscerare autonomamente le lettere del protagonista ci sono proposte anche in forma criptata, secondo metodi che egli stesso descrive in maniera approfondita (dai cifrari di Giulio Cesare al crittogramma di Thomas J. Beale, le cui analisi e descrizioni storiche rappresentano un ulteriore motivo d’interesse all’interno del libro), fino a quando la cifratura non entra prepotentemente anche all’interno della trama, ammantando di mistero le vicende e lasciandoci avanzare tra le pagine con la netta impressione che la chiave per chiarire ciò che sta succedendo sia lì, da qualche parte, nascosta in piena vista. Di fronte a un’architettura così complicata, ma non per questo pesante, è sbalorditivo pensare che Mazzanti non conoscesse il mondo della crittografia prima di iniziare a scrivere Timidi messaggi per ragazze cifrate.

“Il problema per me era riuscire a creare un linguaggio che anche graficamente fosse in grado di mostrare il movimento psicologico della timidezza” racconta l’autore. “Il timido nel momento in cui si esprime non dice quel che vorrebbe dire, ma quello che gli riesce di dire. In questo scarto tra volontà e realtà, tra significato e significante, avviene un ripiegamento su se stessi che in alcuni casi può diventare patologico, fino a sfociare nell’hikikomori”. Per Mazzanti la crittografia è un linguaggio “capace di rendere questo movimento a un tempo psicologico e grafico”, e la componente visiva è un altro elemento importante del libro: pagine in cui i caratteri si accavallano, dialoghi sfalsati su più righe, Mazzanti gioca con la pagina scritta in maniera non convenzionale e riesce a farci entrare negli stati d’animo del suo protagonista anche così, arrivando persino a farci chiedere se in alcuni punti Grot stia urlando o se il suo non sia l’ennesimo messaggio cifrato.

È da tre ore che tento soluzioni per mettere in chiaro la chiave e ancora non ho risolto un bel nulla. Proprio un bel nulla. Lo sapevo che l’incontro con la realtà esterna mi avrebbe gettato in un pozzo di vergogna. Io mi vergogno. Se il senso di colpa è un sentimento rivolto al passato la vergogna è tutta rivolta verso il domani. Io non mi sento propriamente in colpa, perché in verità mi vergogno di non essere all’altezza di H.E.L.27 e temo il momento futuro in cui H.E.L.27 si accorgerà di quanto poco io valga. La colpa non è d’altri se non di mia madre, che mi ha partorito con questa strana deformazione cranica che non riesco a rivelare ma che tutti gli altri devono fare finta di non vedere perfettamente.

Ferruccio Mazzanti, Timidi messaggi per ragazze cifrate

Nonostante la paura e la vergogna Grot troverà il modo di uscire dalla sua autoreclusione, vagando per strade in cui si mischiano realtà e allucinazione, intraprendendo un viaggio senza punti di riferimento in cui le sorprese sono continuamente dietro l’angolo. Una storia, quella di Timidi messaggi per ragazze cifrate, che Mazzanti ha concepito partendo dalla fine, “così che ogni parte del libro potesse essere vista retroattivamente proprio dall’ultima pagina: penso che sia questo a dare alla storia una struttura non standardizzata”. Un romanzo passato attraverso una prima stesura scritta in quattro mesi, una seconda a cui ha lavorato per tre anni “in modo molto discontinuo, a causa delle esigenze lavorative”, e un’ultima stesura completata in cinque mesi (non è per forza così per tutti, ma ricordatevi di queste cifre quando comincerete a leggere il prossimo libro): un lavoro dalla gestazione lunga, proposto a varie case editrici fra le quali effequ, che pur rifiutandolo ha permesso a Mazzanti di entrare in contatto con la CE che ha permesso a questa storia di avere un lieto fine, la giovane realtà napoletana Wojtek Edizioni.

Timidi messaggi per ragazze cifrate è il libro d’esordio per Ferruccio Mazzanti, ma per chi frequenta il variegato mondo delle riviste culturali il suo è un nome tutt’altro che nuovo: è infatti membro fondatore de In fuga dalla bocciofila (di cui fa parte anche Francesca Corpaci, un nome che vi consiglio di tenere d’occhio e che potrebbe non esservi nuovo se tenete d’occhio la pagina facebook del blog) e Il mondo o niente, e non potevo certo esimermi dal chiedergli di parlarcene:

In fuga dalla bocciofila è stata fondata nel 2014 e parte dal presupposto di un aggiramento della critica cinematografica attraverso la narrazione. L’idea è che ogni nostro pezzo sia una recensione in forma narrativa, ovvero un racconto che prenda spunto da un film per parlarne anche in modo metaforico o aleatorio. Questo ci espone al continuo rischio di essere fraintesi, ma il bello di questa rivista, che poi nel tempo si è formalizzata in una associazione culturale in grado di organizzare eventi di vario genere, è che ci piace azzardare. Nonostante vi sia un presidente, all’interno il gruppo è concepito in modo orizzontale, cosa che trovo molto bella anche se a volte ci rende un po’ lenti nel prendere decisioni”.

Il mondo o niente, invece, è stata fondata nel 2017 e dopo svariati cambi redazionali, di cui l’unico sopravvissuto sono io, ha trovato da un paio d’anni un gruppo molto coeso che lavora con grande entusiasmo. Il mondo o niente nasce come una rivista di recensioni, ma col tempo si è aperta anche alla pubblicazione di racconti brevi. Vengono indette delle call più o meno due volte l’anno a cui tutti possono partecipare. L’ultima è stata chiusa da poche settimane e abbiamo ricevuto più di cinquanta racconti. Ogni racconto viene letto da tutta la redazione e valutato, poi ogni redattore seleziona uno dei racconti sopravvissuti e insieme all’autore fa un editing. Riuscire a spiegare cosa io abbia imparato da queste esperienze credo sia impossibile in così poco spazio”.

Nel futuro di Mazzanti ci sono un’opera teatrale sulle questioni relative all’identità di genere, di cui sta scrivendo la sceneggiatura insieme al Teatro Immersivo di Firenze, e una raccolta di racconti, che sta rifinendo e a cui spera di trovare presto una casa. Nel frattempo, per chi voi non lo avesse ancora letto, non vi resta che recuperare Timidi messaggi per ragazze cifrate: acquistatelo nella vostra libreria indipendente preferita o su Bookdealer, supportiamo le piccole realtà!

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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