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Apocalypse Lounge, come affrontare la fine con un sorriso amaro sulle labbra

Chissà come hanno reagito tutti i musicisti coinvolti nel progetto Apocalypse Lounge quando all’improvviso ci siamo ritrovati (e in parte ci troviamo ancora) in una situazione che ha fatto pensare a molti di essere di fronte alla fine del mondo. Certo quando Riccardo Orlandi, fondatore della Tannen Records e motore iniziale del progetto, ha deciso di campionare estratti di vecchie colonne sonore italiane degli anni 60 e 70 per ricavarne brani inediti non si poteva aspettare che la colonna sonora di un’ipotetica apocalisse potesse diventarlo di una vera, ma seguendo le note e le parole di queste undici tracce è facile capire che in fondo il covid-19 non ha fatto altro che esasperare problemi che già esistevano: se davvero è la fine del mondo, insomma, c’eravamo dentro da prima.

Anche tralasciando le riflessioni politiche è impossibile non trovare nel disco una critica verso i tempi moderni, soprattutto se a scrivere i testi è Giovanni Succi. Abilissimo a captare le contraddizioni dell’individuo moderno, Succi dà il meglio di sé quando sotto l’amabilissimo sottofondo musicale di Happy 1942 ci illustra quanto il fascismo sia stato un processo sottile e strisciante che è sempre pronto ad autoreplicarsi, sotto forma di occhi chiusi davanti ai soprusi che toccano agli altri e di slogan alla “Mussolini ha fatto anche cose buone”, a cui risponde con una frase che chiude ogni discorso: “Giusto qualche milioncino di italiani morti per un suo giochetto da fantocci/ e le paludi Pontine? Son costate un po’ care alla fine”.

Succi ci mette testi e voce, coadiuvato a quest’ultima da Francesca Amati dei Comaneci e, nell’ultimo brano I’m going under, dal duo hip hop di Minneapolis Kill The Vultures, la musica invece è frutto di un ensemble di collaboratori che fa impressione: il violino di Nicola Manzan (Bologna Violenta e Ronin fra le sue svariate avventure musicali, questi ultimi al fianco di quel Bruno Dorella con cui Succi da anni condivide il progetto Bachi da Pietra), il synth di Massimo Martellotta dei Calibro 35, il sax di Antonio Gallucci, la tromba di Giordano Sartoretti e gli scratch di Dj Argento. Il risultato finale di questo lavoro a molteplici mani è un disco che spazia fra i generi con libertà e vitalità, partendo dal funk per addentrarsi man mano in territori sempre più affini al trip-hop, come un percorso verso l’abisso che ti intrattiene in maniera sempre meno allegra man mano che capisci che non c’è un cazzo da ridere.

È tanto affascinante farsi cullare dai ritmi vagamente tribaleggianti della title track quanto dalle atmosfere scure e dilatate di Time out, godersi il viaggio quasi esclusivamente strumentale fra scratch e assoli di sax di Funky doom e farsi trasportare dalla voce di Succi nel mantra caffeinico di Moka please (a cui il violino di Manzan dona reminescenze degli Air, come anche nella splendida Mandinga). Le influenze si sposano alla perfezione, lo scivolamento verso atmosfere sempre più noir avviene in maniera naturale e trova degna conclusione nell’opprimente I’m going under, che libera tutta la carica hip-hop già latente nella strumentale Apocalypse beat ma lo fa memore della lezione sonora dei Massive Attack.

Oltre che un progetto musicale di tutto punto Apocalypse Lounge si fa notare anche dal lato visivo: dalle fotografie di Giulia Mazza (ne trovate una qui sopra e una in cima, scelta come copertina del disco) agli artwork dei singoli realizzati dall’artista portoghese Bràulio Amado, fino ai video d’animazione realizzati da Stefano Buro e di cui potete avere un assaggio qui sotto. Se proprio fine del mondo deve essere la Tannen Records ci ha fornito una splendida colonna sonora, ma non aspettate fuoco, fiamme o pandemie per ascoltarla: fatelo subito, domani potrebbe essere troppo tardi.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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