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Viscere esposte e contorte: i racconti surreali di Amelia Gray

Il nome di Amelia Gray potrebbe non dire niente alla maggior parte delle persone, ma quasi sicuramente avrete sentito parlare delle serie televisive a cui ha lavorato: magari non Maniac, passata abbastanza sotto silenzio su Netflix nonostante Emma Stone e Jonah Hill nel cast, più probabilmente Mr. Robot, serie che ha lanciato Rami Malek e che si era creata un assiduo seguito. In realtà Gray ha una carriera come scrittrice abbastanza prolifica, con due romanzi e tre raccolte di racconti uscite dal 2009 a oggi, ma fino a qualche mese fa nessuno aveva pensato di portare le sue opere in Italia. Lo ha fatto la neonata casa editrice Pidgin, nel quadro di una linea editoriale che intende pubblicare libri “sopra le righe” (per farvi un’idea più chiara del concetto vi invito a visitare il loro sito, dove fra l’altro troverete anche le traduzioni di racconti di un paio di riviste estere e di una curata dalla stessa casa editrice, Split), e questo Viscere rientra pienamente nella categoria.

I racconti che compongono il libro fanno parte della cosiddetta flash fiction, storie brevi quando non brevissime (si va dalle quattordici pagine di Passaggio a occidente alle due di Quel che sentiva, Il cigno come metafora dell’amore, Un concorso e Viscere), e hanno tutte qualche elemento surreale e/o vagamente inquietante che le contraddistingue. Un piccolo elenco delle situazioni in cui vi troverete invischiati addentrandovi nelle trentasette storie partorite dalla mente di Gray comprendono: una donna costretta a vivere nei condotti di aerazione della casa di una coppia, una folla che distrugge il cimitero di cui si stava prendendo cura, una donna intrappolata in casa del vicino serial killer, un’evirazione durante l’atto sessuale, una coppia sconquassata che parla della gravidanza di lei mentre un Dunkin’ Donuts va a fuoco…e siamo solo a metà libro.

“Un tempo, la mia mente era infetta dalla strana e inebriante ambizione che avrei potuto in qualche modo migliorare il mondo vivendo in esso. La realtà del mondo rovinò questo ideale; o, piuttosto, la fantasia dell’ideale rovinò la sua realtà. Mi ci volle del tempo a riprendermi da questa verità. Alla fine scoprii che restare vicina a casa e seguire un programma di esercizio giornaliero era utile a ridurre lo stress. Fare i conti con la mia mancanza di reale utilità richiese una sorta di fisioterapia, come se stessi curando una caviglia slogata.”

Cuore della casa

In una interessante intervista apparsa su minima&moralia la narrativa di Amelia Gray viene paragonata fra gli altri a quella di Robert Coover, uno dei padri del postmoderno di cui avevo parlato in questo approfondimento sulla raccolta dei suoi racconti curata da NNE. Dei punti in comune sono ravvisabili, particolarmente nello stile vagamente fiabesco di racconti come La gente della baia, L’anno del serpente, Monumento e nell’ispirazione epica di Labirinto, ma penso che il paragone più spendibile riguardo alla prosa di Gray sia quello con Amy Hempel. Adorata da Chuck Palahniuk (che in effetti ha dei grossi debiti nei suoi confronti, stilistici più che strutturali), considerata una maestra del minimalismo, Hempel ha creato racconti permeati da una vena criptica, in cui gli obiettivi dei personaggi sono poco chiari (a volte nemmeno a loro) e il senso delle loro azioni sfuggente. Viscere è pieno di personaggi simili, senza una direzione, persi in situazioni strane da cui cercano di emergere con atti illogici che nella loro mente appaiono ovvi. Che tutto questo sia specchio dello straniamento di una società in cui gli individui faticano a trovare qualcosa che li accomuni sembra palese, ma c’è qualcos’altro dietro a questa lettura superficiale? Amelia Gray riesce, insomma, ad approfondire in maniera originale questa dialettica?

“«Dico che potresti anche darti un maggior valore. Dovresti considerare tutte le prospettive. La sua attenzione è un penny appoggiato su un monumento. Rivolgi le tue preghiere al monumento, non alla moneta».”

Passaggio a occidente

La mia risposta è no, o meglio non ne sono sicuro. Nella loro brevità le storie racchiuse in Viscere rappresentano istanti talmente rapidi da sfuggire alla logica comune, e non escludo che ci siano livelli di lettura che non sono riuscito a cogliere, ma nella mia esperienza di lettore quello che è rimasto sono principalmente immagini morbose e a volte gratuite, intrise in qualche momento (ad esempio in Sangue) di una umanità intima e delicata e condite da buone dosi di umorismo nero. Fra i paragoni che ho trovato con una breve ricerca online c’è anche quello con Cronenberg, ma il body horror di alcuni racconti (Maledizioni, con la presenza di due gemelli siamesi che riecheggia gli Inseparabili del regista canadese, La sera dell’appuntamento) sembra più un fine estetico che un mezzo per parlare d’altro. I racconti scorrono via meno veloci di quel che lascerebbe pensare la loro brevità, ma la digeribilità degli stessi dipende molto da quanto vi troviate affini con temi e prosa di Gray. Al netto di qualche episodio davvero originale (ho adorato L’uomo davanti) il mio consiglio è di sfogliare il libro, possibilmente nella vostra libreria indipendente vicino a casa, leggere qualche racconto e farvi una vostra idea: i primi assaggi possono essere veloci, ma potrebbero farvi venire voglia del pasto completo.

In conclusione ci tengo a fare un plauso alla casa editrice Pidgin, che oltre ad aver portato in Italia per la prima volta questa autrice (Viscere contiene racconti apparsi sul New Yorker, su Vice e su varie altre testate, per cui non stiamo parlando proprio dell’ultima arrivata) ha un piano ambizioso e chiaro riguardo a ciò che vuole proporre: è bello vedere quanto la passione per la letteratura possa portare alla nascita di nuove realtà, e che incontrino o meno i miei gusti è un fattore secondario finché l’obiettivo finale rimane la qualità.

Racconti preferiti: Nel momento, La gente della baia, Via da, Quel che sentiva, Labirinto, Sangue, L’uomo davanti.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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