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La colonna sonora della fragilità: Fiori recisi, il nuovo album de Il silenzio delle vergini

È un esperimento molto particolare e lodevole quello che fanno gli Il silenzio delle vergini nel loro terzo album, Fiori recisi: partendo da una base musicale che pesca principalmente dall’oscurità della new wave e dall’ariosità del post-rock, spruzzando il tutto di elettronica, la band costruisce un percorso in cui la voce di Cristina Tirella si limita a vocalizzi evocativi e le parole sono affidate a brani tratti da film. Una sorta di colonna sonora immaginaria di una storia unica composta da vari frammenti, che rinsalda la commistione di influenze che è alla base del progetto, nato nel 2016 e arrivato all’esordio l’anno seguente con l’album Colonne sonore per cyborg senza voce, ispirato fra le altre cose dall’anime Cyborg 009 di Shōtarō Ishinomori.

Il filo conduttore del disco sembra essere la fragilità, visto che il titolo esprime un concetto che la stessa band spiega: “siamo tutti dei piccoli fiori e nella vita abbiamo passato momenti che ci hanno recisi”. Gli inserti audio parlano di vite problematiche, come nel caso della title track dove l’esperienza di una ragazza vittima di cyberbullismo ci viene sbattuta in faccia dalla sua stessa voce o di Non ho più paura, la traccia di apertura, dove è la malattia a insinuarsi gradualmente, ma anche la tranquillità di certi momenti è relativa: l’atmosfera lieve di Cuore di farfalla include un frammento spensierato di Buon compleanno Mr. Grape, film in cui un giovane Leonardo di Caprio interpreta la parte di un ragazzo autistico, mentre Radici di paradiso nel suo breve inserto non può certo esplicitare completamente la parabola di caduta e redenzione del Leon di Luc Besson.

Facciamo un gioco

Musicalmente il disco è vario, con basso e batteria a creare il sottofondo e chitarra e tastiere a colorare il tutto, pur mantenendo quasi sempre una certa vena ansiogena di sottofondo. Fra episodi cupi ed elettronici come Necessità e sfoghi distorti trattenuti a stento fino a metà brano come Mental code passa una sottile linea di disagio, un effetto claustrofobico che permea anche le canzoni più ariose come Cenere, testo poetico adagiato su un tappeto elettronico che ricorda certe atmosfere di Vangelis. Quello che manca però è l’energia, anche laddove i suoni si fanno più muscolari.

i brani di Fiori recisi sono perlopiù indecisi fra la volontà di avere una forma canzone e la necessità di mettersi al servizio degli estratti audio, stazionando in un limbo che impedisce di dare una struttura coesa al lavoro. Non aiuta che gli estratti siano spesso confusi, disturbati o mantenuti a livello troppo basso, una scelta stilistica che amplifica l’effetto finale: quello di un collage sonoro ben architettato e suonato, pieno di influenze, ma così voglioso di andare da più parti contemporaneamente che alla fine non riesce a prendere una direzione precisa. Gambino è un esempio emblematico: ad una base sonora che pesca anche dall’industrial si aggiunge un monologo di Morgan Freeman tratto da Le ali della libertà, ma quando c’è la voce la musica si defila e al posto di uno spoken word ben amalgamato si ottiene un brano dove voce e musica collaborano solo saltuariamente.

Fiori recisi è un’occasione mancata, perché emergono dovunque tecnica e creatività. C’è il coraggio di sperimentare con le strutture ma non coi volumi, un’ispirazione originale ma confusa, la voglia di raccontare qualcosa che si scontra con quella di intessere tessuto sonori. Se gli Il silenzio delle vergini (nome dicotomico di per sé, visto che è l’unione di due film distanti fra di loro come Il silenzio degli innocenti e Il giardino delle vergini suicide) riusciranno a dare ordine alla loro bulimia creativa si ritroveranno di sicuro con un disco molto migliore di questo, senza bisogno di strafare.

Potete farvi una vostra idea ascoltando l’album dal link qua sotto:

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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