Abbiamo ancora bisogno di Tutorial: alla scoperta dell’ultimo album de iFasti

iFasti sono una band torinese in giro da molti anni, e con alle spalle progetti fra i più disparati. Hanno realizzato tre album e due Ep di cui uno, Morula, registrato in una sola notte e contenente tre canzoni, quattro racconti e molte immagini. Hanno sonorizzato due libri, promosso una compilation, Un disco grezzo, un disco che ci impegna, nata con l’intento di prendere posizione su temi sociali come l’uso di psicofarmaci sui bambini e la discriminazione subita dagli immigrati (in tempi non sospetti, era il 2009). Dal vivo alternano live elettrici ad altri più sperimentali, da sonorizzazioni di libri e film a reading.

Io tutto questo me lo sono perso, perché iFasti li conosco solo da poco più di una settimana grazie all’ascolto continuo dell’ultimo album Tutorial.

Mi sono avvicinato a questo disco leggendo una recensione su Impatto sonoro, incuriosito dal paragone con Il teatro degli orrori. La voce di Rocco Brancucci in effetti ha molte affinità con quella di Pierpaolo Capovilla, così come i testi, ma la musica qui è più affine, se vogliamo continuare a fare esempi, a degli Offlaga Disco Pax con più ritmo nelle vene. Fare nomi di altri non vuole essere sminuente, perché per fortuna iFasti hanno una loro personalità ben definita.

In Tutorial viene indagata la nostra realtà quotidiana, in maniera addirittura profetica visto che nel singolo Bomba Rocco dice “ci hanno convinti ad aver paura, tutti chiusi in casa”. Viene analizzato il nostro modo di comunicare, dall’individualismo imperante persino nel modo di raccontare le storie (Ionoi) a quello che rende banale e simile ogni canzone d’amore (Lamore), un “linguaggio che diventa sempre più americano” come dicono in Buoni anni. Finisce sotto esame il nostro modo di isolarci, ignorando ciò che ci accade intorno per un falso senso di sicurezza che rende amorfa la nostra vita (“Mentre beato fischiettavi contento/ scegliendo e baciando la tua latitanza dall’impegno/ non ti sei neanche accorto del numero chiuso nelle scuole/ del numero chiuso nelle feste/ ogni cosa è chiusa/ e ogni casa è chiusa”, Tpunto4), dove al massimo possiamo fantasticare sulla donna che ci mette gli occhi addosso al supermercato solo per scoprire che puntava ai nostri bollini della spesa (Meritiamo). È quasi paradossale che in tanta amarezza, velata comunque di un’ironia che ci ammanta sempre, il messaggio iniziale sia che per L’umanità migliore “è una questione di minuti e poi ritornerà”, ma in fondo il discorso è circolare: le ultime parole dell’album, dedicate a “un avveduto consumatore”, gli ricordano che merita ancora una vita “assolutamente pazza e meravigliosa”.

Tanta mole di contenuto viene veicolata musicalmente in modi diversi ma complementari. L’armamentario tecnico della band (due bassi, due computer, una chitarra e un sax) porta ad un approccio elettronico in brani come Tpunto4, dove si flirta con la house, e in Buoni anni e Pietro, dove invece i toni sono più minimali e cupi (ed è un peccato che in quest’ultima lo sfogo distorsivo tanto atteso non giunga mai). Bomba è il brano più “indie” e debole del lotto, arpeggio continuo in sottofondo ed esplosione contenuta nel finale a cui il sax riesce a donare un’anima più profonda. La palma di brano migliore va sicuramente a Lamore: sbarazzina senza essere stupida, la canzone ha un ribaltone a metà brano che ci proietta in un’atmosfera da discoteca ma con qualcosa di malinconico nella melodia, perfetta espressione sonora del concetto “si parla d’amore e ci si nutre d’odio, che strano paradosso” che Rocco continua a recitare come un mantra. In generale c’è un equilibrio fra gli elementi che si apprezza sempre più col procedere degli ascolti, dato che la prima cosa che spicca è la voce: dategli tempo e fiducia insomma, non ve ne pentirete.

Anche il video è perfetto

Per farvene un’idea di persona potete ascoltare Tutorial qui. L’album esce per I dischi del Minollo e Scatti Vorticosi Records, e voglio approfittare di questo spazio anche per portare all’attenzione un’iniziativa di quest’ultima etichetta: riunendo settanta band musicali indipendenti, fra cui gli stessi iFasti, hanno creato una compilation benefit il cui ricavato andrà tutto nelle tasche dei live club. Per scaricarla potete fare un’offerta libera direttamente al locale prescelto, e se volete suggerire al vostro locale preferito di aderire (e per ulteriori istruzioni) vi invito a dare un’occhiata a questo link: pensate ai soldi che avete risparmiato non andando ai concerti, ai locali che avete amato, alle band che potete scoprire attraverso questo vortice di musica e donate qualcosa.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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