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Racconto in musica 9: Interno verde (Alt-J – Hunger of the pine)

Ogni racconto di questo blog nasce con una canzone come ispiratrice, ma per questa volta ho fatto un’eccezione. Pur prendendo parte dello spunto dall’immaginario creato dagli Alt-J nella loro Hunger of the pine, e dallo splendido video che la accompagna, la scintilla iniziale è stato il quadro che vedete qui sotto.

L’autore è Andrea Spinelli, e ha realizzato un progetto che mischia le arti ben prima di me. Da qualche anno fa il live painter, ovvero dipinge gli artisti mentre si esibiscono sul palco. Negli anni ne ha ritratti più di trecento, fra cui Afterhours, Marta Sui Tubi, Ex Otago, Daniele Silvestri e Iosonouncane. Col suo pennello ha partecipato a manifestazioni come il 68° Festival di Sanremo, il MEI 2016, il Concerto del Primo Maggio 2017 e il Primo Maggio Libero e Pensante 2018 di Taranto, ha firmato la locandina per la data di Madrid del tour europeo 2018 di Levante e molto, molto altro.

Gli Alt-J (o Δ) sono invece una band britannica che ha cominciato a far parlare di sé fin dal debutto An awesome wave, caratterizzandosi per un suono che prende tanto dall’indie rock quanto dal folk e dall’elettronica. Nonostante abbiano all’attivo solo tre album sono già un nome di punta nella scena rock internazionale, tanto che comparivano fra gli headliner del Mad Cool Festival di Madrid nel 2017 accanto a Foo Fighters, Green Day, Kings Of Leon, Foals e Wilco (e io c’ero). Hunger of the pine è tratta dal secondo album della band, This is all yours, uscito nel 2014.

Già da mesi pensavo di tirare fuori una storia da questo connubio di influenze, visto che mi si era stampata in testa da subito l’idea di una particolare simbiosi uomo-natura. Finalmente il parto è avvenuto, e sotto potrete leggere il risultato. Oltre al solito augurio di buon ascolto e buona lettura aggiungo quello di buona visione, dato che vi invito calorosamente a visitare i canali instagram, facebook e il sito di Andrea Spinelli per perdervi all’interno del suo mondo di suoni e colori.

Interno verde

Qualcuno mi ha detto che vestito così, di marrone e verde, sembro anch’io parte degli alberi e gli rispondo magari fosse così, magari, ma non mi credono.

Forse è perché ho una bella vita, ho una moglie e due figli che adoro, mi fanno sentire speciale, a me, che non è che sia poi così intelligente, davvero. Non so cos’avrei fatto senza di loro, davvero.

Il loro amore mi fa sentire in colpa quando di notte mi sveglio e piango e non so perché, dovrei essere felice, qui ho tutto non come quelli che vivono fuori città. Abitano in delle roulotte, li vedo sempre al market a comprare bottiglie di alcolici o a chiedere l’elemosina fuori dai negozi del centro. Loro sono quelli sfortunati, non io.

Non piango mai quando sono lassù. Mi arrampico lungo il tronco, assicuro l’imbragatura e do gas alla motosega, taglio i rami, li guardo cadere in basso e penso che almeno in qualcosa sono bravo, davvero. Sto facendo il mio lavoro, lo sto facendo bene.

Gli alberi non mi giudicano. Sento che c’è qualcosa di giusto in quello che faccio.

Vorrei sentirmi sempre così.

Non so perché ogni tanto arriva quel vuoto. Forse è perché mentre sono là in alto so che la terra non può spalancarsi e inghiottirmi, è un pensiero stupido lo so ma non sono bravo a trovare le risposte e continuo a svegliarmi la notte e a sentire che c’è qualcosa di terribile che si avvicina e che prima o poi mi prenderà.

Mi danno delle medicine, per stare meglio. Mi fanno venire sonno, se ne sono accorti anche a lavoro che quando le prendo poi mi arrampico più lentamente. Dicono che dovrei rimanere a terra, ma io dico cosa mi danno le medicine a fare se poi non posso fare quello che mi fa stare meglio? Ma mia moglie insiste tanto per farmele prendere, dice che posso sempre lavorare in ufficio e io la amo troppo e così certi giorni li passo seduto, alla scrivania, faccio cose che non capisco e poi guardo fuori gli alberi, così alti.

Voglio smetterla di avere i brividi, smetterla di sentirmi in colpa perché non voglio e non so spiegare che se anche tutto va bene io mi sento male. Ma così è peggio, muoio solo più lentamente.

Per questo quando un giorno mi lasciano salire e il tronco si apre io dico va bene così, non vi preoccupate, non piangete. Ora sarò davvero con gli alberi. Penso a mia moglie e ai miei figli, solo un attimo, spero che trovino le mie scuse sulla corteccia perché mi spiace andarmene così ma poi all’improvviso sono libero e non importa, non importa più niente.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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