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Racconto in musica 4: Adepti (Le Capre A Sonagli – Dancehall)

Ho scoperto Le capre a sonagli anni fa, recensendo il loro primo disco Sadicapra, e ammetto che la prima impressione non era stata positiva. C’era qualcosa che mi stonava in quel loro modo sghembo di fare musica, inclassificabile nel suo unire sfuriate proto-stoner, chitarre acustiche e, nell’ultimo brano, anche delle derive elettroniche. Poi arrivò Il fauno, ebbi la fortuna di vederli alla Repubblica indipendente di Lu e tutti i dubbi sparirono: un mio amico, dopo aver visto il bassista nel finale cominciare a placcare gente in mezzo al pubblico per poi correre giù dalla collina, disse “e quelli dopo che cazzo fanno?”. Più o meno la stessa cosa capitata ai Rolling Stones quando suonarono dopo James Brown al T.A.M.I. Show nel 1964, mi piacciono i paragoni importanti.

Da allora sono usciti altri due dischi, Cannibale e Garagara Yagi, li ho piacevolmente visti esibirsi un sacco di volte e sono stato placcato dal bassista altrettante al grido di “siamo tutti nudi! Ciuf ciuf!”. Mi sembrava doveroso quindi omaggiare una delle band più coinvolgenti e pazze dal vivo (e che è arrivata ad aprire per i Monster Magnet prima che chiudesse l’Italia intera) con un breve racconto.

Dancehall è la traccia d’apertura dell’ultimo disco, un brano di cui ho cercato di ricreare l’atmosfera ossessiva e martellante con frasi brevi e una storia stramba al punto giusto. E in seconda persona, giusto per complicarmi la vita. Sotto trovate la canzone, ma vi consiglio di ascoltare l’intera loro discografia e di andare a vedervi anche il video dell’ultimo singolo Cocktail. Buon ascolto, e buona lettura.

Adepti

Guardati intorno. Capannoni industriali abbandonati, campi di sterpaglie pieni di rifiuti. Una lunga, incerta fila di giovani barcollanti. Era quello che ti aspettavi?

Ti avevano promesso un’esperienza religiosa.

Entra. Passa il cancello. Sicurezza distratta, risate, vetri rotti. Una macchina abbandonata, giovani sul cofano, che ci fa qui? Ignorala. Prosegui. Musica alla tua destra. Luce. Buio. Luce. Buio. Fatti largo. Qualcuno ti spintona. Non guardarlo, non farti notare. Sii anonimo. Sei qui per osservare.

Punk dell’ultima ora accanto a fighetti in camicia e maglioncino. Ballano vicino ai canali di scolo, pozzetti maleodoranti pieni di chissà cosa. Guardati intorno. Guarda bene. Quel che cerchi di sicuro non è qui.

Esci. Aria aperta. Respira. Un ragazzo ulula, gli amici ridono, bevono vodka. Inutili. Cosa c’è là? Gruppi in fondo al viale. Raggiungili. Osserva le porte, destra, sinistra, destra, sinistra. Niente di strano. Là in fondo. Forse ci sei vicino. Ascolta la musica. Non sembra preparatoria?

Una ragazza bionda vestita di bianco ti anticipa all’interno dell’ultimo capannone. La musica rimbomba fra le pareti coperte di candele. Accanto agli ubriaconi e agli strafatti altri giovani con espressioni estatiche. In attesa. La musica si interrompe. Eccolo!

Non sembra niente di che. Ma senti qualcosa. Mette le mani sui piatti. Lo senti qualcosa, vero? Non perdere il controllo. La ragazza ti porge da bere. Non bere. Ti ho detto di non bere! La musica è celestiale. Ti senti beato. È davvero così? Cosa c’era in quel bicchiere? Il mondo rotea. Ti senti così bene.

Buio. Luce. Buio. Luce. Voci. Angeli? No, amico. Dovevi solo osservare. Ricordi? Per questo ti sei infiltrato. Osservare, raccogliere prove. Avevi un compito. Ora è tardi. Apri gli occhi.

È giorno fatto. Ti avevo detto di non bere. Lui è davanti a te. Il deejay. Il Re. Parla. Ha davvero questa voce? Sembra ridicolo. Ma tu sei legato. Dice che ti aspettavano. Loro non fanno sparire nessuno. Loro fanno adepti. Lo capirai, ti dice. Stai ascoltando? La droga è solo un mezzo. Vorresti scappare? Non puoi. Se solo mi avessi ascoltato. Li vedi?

Ora ti sono addosso.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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